ANIMAZIONE ALL’ESTERO
(TRATTO DA UNA STORIA VERA)

Anche io ho fatto qualche stagione d’Animazione all’Estero anni fa. Ricordi lo Tsunami quello famoso del 26 dicembre 2004? quello dell’Oceano Indiano?  si proprio quello che ha fatto centinaia di migliaia di morti, ecco io ero li un’attimo prima che succedesse il disastro. La storia che sto per raccontarti ha a che fare proprio con quello al largo della costa nord-occidentale di Sumatra (Indonesia).

Il tutto inizia quando una famosa Agenzia d’Animazione (di cui non faccio il nome per una questione di correttezza), mi contatta per l’ennesima proposta di lavoro. Avevo appena terminato una stagione con loro in Salento di 3 mesi. Tra l’altro andata benissimo, avevo il ruolo di Animatore Piano Bar ma le mie doti Istrioniche mi portavano ad essere scelto per gli Spettacoli Serali e ad essere un punto di riferimento per quanto riguarda l‘Animazione Diurna, infatti a ricoprire solo il ruolo di Piano Bar mi annoiavo e quindi chiedevo di continuo al Capo Equipe di poter fare qualcos’altro, di poter organizzare giochi o di potermi inventare qualche attività d’intrattenimento alternativa. Alla fine esasperato mi dava sempre carta bianca, in questo modo riuscivo a dare spazio alla fantasia e a tutta la mia creatività, inventandomi momenti d’Animazione e di Intrattenimento unici e molto divertenti.

In coppia con un’altro Animatore, ci divertivamo ad improvvisare giochi in piscina o a condurre dei festival pomeridiani inventati su due piedi e il più delle volte condotti a braccio.

Fu una stagione importante mi fece crescere molto, imparai tanto, grande professionalità e per la prima volta mi confrontavo con un’Agenzia d’Animazione importante. Spettacoli importanti come il Musical di Pinocchio, quello della Compagnia della RanciaCicago, uno spettacolo tratto dal Omonimo libro di Stefano Benni “Il bar sotto il Mare” e tanti altri che mi diedero la possibilità di imparare, sperimentare e confrontarmi con il ballo, il canto e la recitazione.

Durante quella Stagione d’Animazione come spesso accade, conobbi anche un’Animatrice con la quale nacque una storia. Facemmo un ottima stagione entrambi e una volta a casa, arrivò dopo un paio di mesi la proposta lavorativa per la Stagione Invernale. Senza fare troppi giri di parole ci proposero di andare per 5 mesi alle Maldive,  su un isolotto in mezzo all’Oceano Indiano, praticamente ad 11 ore di aereo da dove eravamo noi. Piccola precisazione, io c’ero già stato l’inverno precedente per esattamente 5 mesi e fu una bellissima esperienza, ma forse sentivo che non andava ripetuta ed è per questo che ero abbastanza scettico davanti alla proposta fatta dall’Agenzia d’Animazione.

Alla fine dopo un lungo tira e molla riuscirono a convincerci.

Partimmo per metà novembre e saremmo dovuti restare li fino a Marzo del 2005.

Per chi non ci fosse mai stato Le Maldive sono il Paradiso Terreste, sono un posto dove ogni essere vivente dovrebbe andare almeno una volta nella vita. Si tratta di un arcipelago di quasi 2000 isole coralline divise in 26 atolli naturali, poggiati su un basamento di roccia calcarea e corallina che ha avuto genesi circa 60 milioni di anni fa nel corso dell’emersione d’imponenti montagne dal fondo dell’Oceano Indiano.  La Capitale è Male e l’aeroporto Nasir International che si trova nelle immediate vicinanze è proprio dove atterrammo quando nel lontano 2004 sbarcammo in queste meravigliose isole.

Il mio ruolo era di Musicista e Cantante, avevo con me tutta la mia attrezzatura Audio: due tastiere, casse, mixer, microfoni, stativi e supporti vari, cablaggi, computer e stabilizzatore di corrente.

Le Isole Maldiviane non sono allacciate alla rete elettrica (almeno nel 2004) ma hanno dei generatori che forniscono la corrente e spesso non sono molto stabili, quindi per evitare che un sovraccarico di corrente ti possa bruciare l’impianto è indispensabile l’utilizzo di uno stabilizzatore di corrente.

L’accoglienza da parte del resto dello Staff d’Animazione (Capo animatore e Capo Sport) non fu dei migliori, nacquero subito delle incomprensioni sia con me sia con la ragazza con cui stavo che si sarebbe dovuta occupare del Fitness e dei Balli di Gruppo, cosa che faceva tra l’altro molto bene. Bastarono pochi giorni a farmi capire che io non ero nel posto giusto, non era la mia Stagione d’Animazione quella. C’era stato uno sbaglio a monte, nella selezione, nella scelta ed io ero il primo ad ammetterlo.

Io venivo da Villaggi Turistici Italiani e quindi il mio repertorio musicale era per l’80% in Italiano ed adatto ad Italiani. Li invece mi trovavo a fare serate di Piano Bar in un Resort con clientela per il 95% straniera e il 5% Italiana. Il tutto senza essere minimamente preparato, perchè le informazioni che mi furono date dall’Agenzia d’Animazione prima di mandarmi ad 11 ore di aereo da casa furono completamente diverse. Come se no bastasse ci si mise anche la mancanza completa di comunicazione tra noi, e questo fece si che i rapporti sull’Isola si complicassero ancora di più. Il clima infatti nello Staff d’Animazione non era per niente buono.

Provai a contattare l’Agenzia d’Animazione a spese mie ( ricordo che una scheda telefonica di 8 dollari durava 3 minuti) la quale davanti alla mia richiesta di trasferimento puntualmente mi rispose che avrei dovuto aspettare la sostituzione e che ci voleva almeno un mese. Intanto il mio Capo Animazione non apprezzava il mio lavoro e non apprezzava i miei sforzi di provare a trovare delle soluzioni Artistiche per optare alla mancanza di repertorio.

Iniziò ad avere dei comportamenti poco correnti sia con me che con la mia ex ragazza che iniziò ad accusare tutto questo ed iniziò ad avere degli Attacchi di Panico che si manifestavano con svenimenti durante la giornata e durante le attività.

Diciamo che la situazione era diventata abbastanza insostenibile.

Il nervosismo era tanto e la voglia di andare via aumentava sempre di più, ma il fatto di non poterlo fare perchè ci si trovava in mezzo all‘Oceano Indiano dall’altra parte del mondo rispetto a familiari e amici era ancora più snervante. Chiamare casa era praticamente impossibile per spiegare la situazione. L’Agenzia d’Animazione continuava a essere latitante, al punto che un giorno passò un Capo Area ma con me non ci parlò, fece talmente veloce le sue cose da andare via senza dedicarmi nemmeno un minuto del suo tempo.

Noi dovevamo coprire un buco il più possibile, bene o male dovevamo restare li, altrimenti l’Agenzia d’Animazione avrebbe avuto una grossa perdita di soldi e un problema contrattuale.

Intanto passarono altri giorni in cui si lavorava, si svolgevano le nostre attività sia diurne che notturne e nei quali l’atteggiamento del nostro Capo Animatore  diventava sempre più pesante e stressante. Una frase che ci disse fu: “Questo mese che passerete qui ve lo farò ricordare per tutto il resto della vita” e non sicuramente per la sua simpatica o per i suoi modi gentili.

Ecco la mia reazione a questa frase non fu certo pacifica. Volevo andare via nell’immediato e ancora di più volevo far andar via la ragazza con cui stavo stava sempre peggio a causa dello stress di tutta la situazione. Pensammo quindi di chiedere consiglio al dottore che ci firmò nell’immediato un Certificato Medico che attestava che lei sarebbe dovuta rientrare nell’immediato in Italia e che non sarebbe potuta rimanere nemmeno un giorno in più sull’Isola.

Questo ci sembrò per un attimo una via di fuga, visto che l’Agenzia d’Animazione aveva praticamente tagliato corto dicendoci che avremmo dovuto aspettare un mese. Il Capo Animatore non ci parlava nemmeno più, anzi ci faceva solo minacce e ci trattava male, l’unico era il Direttore dell’Isola il quale davanti alla mia richiesta d’aiuto, mi disse che avrebbe parlato con il Proprietario che in quei giorni si trovava proprio sulla nostra Isola.

Intanto si preparano i documenti per la mia ex che da li a 3 giorni sarebbe partita per l’Italia, da sola perchè il mio trasferimento non era stato accettato.

Piccola precisazione, io non potevo andare via a meno che non andavo a nuoto e in ogni caso il viaggio in aereo non è cosi semplice dalle Maldive, hai bisogno che loro prenotino il posto sull’aereo per rientrare in Italia. Diciamo che avevo anche 23 anni e molte cose non le sapevo e la situazione nella quale mi trovavo non era per niente bella e lo stato d’animo non era sicuramente adatto a trovare delle soluzioni produttive.

Sta di fatto che lei riuscirono a farla partire ma il giorno prima della sua partenza io decisi di farla grossa.

L’idea di essere stato privato della Libertà ( a 23 anni avevo uno spirito ribelle e abbastanza rivoluzionario) mi uccideva e mi faceva stare male. Non potevo andar via da un Isola Paradisiaca che per me in quel momento era diventata l’Inferno.

Visto che l’Agenzia Seria che mi aveva mandato li si stava comportando in maniera poco professionale, fregandosene altamente di tutto quello che stava accadendo dall’altra parte del mondo e decidendo che in ogni caso l’unica cosa che si poteva fare era quella di restare li, a questo punto decisi di non lavorare più. E usai un modo di protesta che non mi appartiene affatto ma che in quel momento trovai come unica soluzione veramente utile, probabilmente anche spinto dall’esasperazione del momento.

Decisi di scioperare, quindi non lavorare più fino a quando non mi avrebbero fatto il biglietto aereo per rimandarmi in Italia. Lo feci presente al mio Capo Animazione che subito andò dal Proprietario dell’Isola che era li proprio in questi giorni.

Il prototipo di Proprietario di un’Isola Maldiviana se non lo conosci te lo spiego subito:

“Imprenditore di circa 60 anni che crede di essere Gesù Cristo sceso in terra”.

La sua parola è sacra e qualcuno dice che è stato visto anche camminare sulle acque, ma lasciamo perdere questo particolare.

Ha i suoi bei 100 schiavi Maldiviani che gli lavorano 22 ore al giorno per 100 dollari al mese e crede che tutti sino come loro. Spocchioso e borioso, che tratta tutto e tutti con superficialità e mediocrità.

Purtroppo un personaggio che preferiresti non incontrare, sopratutto quando lavori per lui e decidi di scioperare dall’altra parte del mondo.

Potete immagginare cosa è successo? No, perchè è molto improbabile che ci riuscireste.

Il camminatore sulle acque è praticamente andato fuori di testa, ha convocato una riunione dove c’erano lui il Direttore il Capo Animatore e il suo Avvocato (dei pazzi).

Mi ha detto che visto che da io non volevo più lavorare le cose da fare erano le seguenti:

  • me ne sarei dovuto andare a Male ( Capitale delle Maldive) e prendermi un’albergo a spese mie in attesa di un volo disponibile per l’Italia;
  • il volo lo avrebbero pagato loro visto che sul contratto questo non c’era specificato;
  • non avrei percvepito nemmeno un soldo di quello che mi spettava;
  • avrei dovuto portare con me le 9 scatole e le valigie e tutto da solo e senza un soldo;

Il tempo di permanenza era stimato in 2/3 giorni, non erano tanti ma era praticamente impossibile muoversi senza assistenza con tutto l’impianto e senza soldi.

Disperato provai la carta della disperazione dicendo che non me ne sarei andato da li e lui tranquillamente mi rispose con queste testuali parole:

“ Io la faccio arrestare, cosa crede che sta in Italia? Qui siamo alle Maldive e le carceri qui sono molto diverse da quelle Italiane”.

Follia Pura! mi vengono i brividi solo a ripensarci.

Disperato, non sapevo più cosa fare, chiamai in Italia mio fratello per confrontarmi ma anche lui non sapeva bene cosa fare in una situazione cosi surreale.

Alla fine mi venne in soccorso il Direttore che fu l’unica persona umana in tutta quella situazione assurda. Mi disse che avrebbe provato a parlare con il Proprietario e avrebbe provato a farlo ragionare e trovare una soluzione. Cosi fece, la sera stessa il Proprietario venne fuori il mo alloggio e parlammo in maniera più umana e normale. Gli spiegai i motivi per i quali ero arrivato a dichiarare lo sciopero e credo che lui capii.

Mi fece capire che purtroppo non poteva tornare indietro, il suo ruolo non prevedeva ripensamenti, a gli occhi degli altri sarebbe stato un segno di debolezza e che quindi l’unica cosa che poteva fare era quella di non farmi partire, ma di farmi restare li intanto che avrei aspettato il volo per l’Italia.

Il patto era che non potevo uscire dalla camera (ero carcerato non sto scherzando) il Direttore sarebbe stato responsabile se fosse successo qualcosa e sarebbe stato lui a dovermi portare a ColazionePranzo e Cena unici momenti in cui potevo uscire a patto che non parlavo con nessuno e che non avevo rapporti di nessun tipo con gli Ospiti e con il personale.

Alla fine accettai e quei giorni furono terribilmente pesanti, lunghi e indimenticabili.

Dopo 3 giorni arrivò la chiamata, il posto sul volo c’era, e c’era un biglietto per me, quindi potevo rientrare in Italia.

Era già tutto pronto, non dovevo fare altro che andarmene, mi misi su uno Speed Boat e dopo due ore ero all’aeroporto.

Undici ore dopo ero finalmente a Fiumicino con mio fratello che mi aspettava, fu davvero un emozione forte. Il freddo sulla pelle appena arrivato a Roma, mi fece svegliare da un brutto sogno.

Nei giorni a seguire non ne volli più sapere dell’Agenzia in questione, che nemmeno si degnò di rispondere alle mie mail o cercare di chiarire la situazione.

Non ho mai pensato di fare una causa o di fare un vertenza sindacale o qualcosa di simile, ero solo molto amareggiato e molto dispiaciuto.

Ecco quella fu davvero una brutta esperienza, una Stagione d’Animazione sbagliata, che non andava fatta, io non dovevo essere su quell’isola.

Passarono dei giorni forse un paio di settimane dal mio rientro a casa e una domenica mattina svegliatomi quasi ad ora di pranzo entro in salotto, dove c’era mia mamma con il televisore acceso.

Ci misi un attimo a  capire cosa stesse succedendo ma ricordo che mi si gelò il sangue addosso nel vedere quelle immagini.

Era il 26 Dicembre del 2004 e lo Tsunami aveva sommerso molte Isole delle Maldive, compresa quella dove sarei dovuto essere io.

Avevo 23 anni allora e credo che quell’esperienza mi abbia segnato molto e che mi abbia fatto capire tante cose, una sicuramente è quella di seguire sempre il proprio istinto, perché quello non si sbaglia mai e ti salverà sempre la vita.

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