Il Grande Fiorello ci racconta l’Animazione Turistica

Sono sicuro che anche tu come me avrai passato un periodo della vita a sognare di diventare il nuovo Fiorello, ma mi dispiace darti una brutta notizia: non sarai mai mai Fiorello!!! ti spiego il perché in quest’articolo. “Tu non sei e non sarai mai Fiorello”

Quello che stai per leggere invece è una parte di un’articolo del Corriere della Sera del 2001. Diciamo che oggi le cose nel mondo dell’Animazione Turistica sono molto cambiate, però è sempre molto emozionante leggere la Storia dell’Animazione Turistica attraverso gli occhi dei creatori, buon divertimento.

Professione animatore, dal villaggio alla tv dopo 50 anni cambia la figura degli Intrattenitori.
Fiorello: partendo da qui sono diventato famoso. Scherzi, giochi e baci: “Ventiquattr’ ore a far sorridere” Professione animatore, dal villaggio alla tv Dopo 50 anni cambia la figura degli intrattenitori.

MILANO – Correva l’ anno 1952 e nel Club Med di Alcudìa (Baleari), primo Villaggio al mondo, si aggiravano strani personaggi muniti di camicioni a fiori, pareo e bandane. Si facevano chiamare «go», «gentil organisateur» e il loro compito, eseguito con ammirevole costanza, era sfoggiare larghi sorrisi stampati sul volto abbronzato. A 50 anni di distanza, l’ unica cosa che è rimasta immutata è il sorriso. Perché gli Animatori dei villaggi turistici sono cresciuti e quello che era un mestiere improvvisato, e spesso solo un modo alternativo di passare l’ estate, è diventato un lavoro vero da professionisti. Chi comincia da Animatore spesso fa carriera, diventa Capo Villaggio o va a occupare posti importanti negli uffici. E sono sempre di più i passaggi nel mondo dello spettacolo, come dimostrano i casi di Fiorello, ma anche di Teo Mammucari, approdato in tv a «Libero», e della «Iena» Peppe Quintale. I «missionari del benessere», come si autodefinivano i creatori dei primi Villaggi, hanno costruito un mondo parallelo, con perline colorate al posto dei soldi e «tu» obbligatorio al posto del lei. «Un mondo nel quale sono entrato nel 1972 a dodici anni – racconta Fiorello, impegnato in questi giorni nello spettacolo in teatro «Stasera pago io» – scavalcando le reti del villaggio di Brucoli.

Fiorello ci racconta l'Animazione Turistica

L’ obiettivo era guardare le ragazze in topless: allora si trovavano solo nei villaggi». Crescendo, il sogno è diventato realtà e il divertimento lavoro. Fiorello, che allora faceva il deejay a Radio Marte Agusta, comincia a lavorare al Villaggio Valtur di Brucoli, in provincia di Catania: «Prima come aiuto cuoco, poi come Capoanimatore, che è un po’ il braccio destro del Capo Villaggio. In realtà quando lavori in un Villaggio devi imparare a fare di tutto. E impari davvero». Fiorello impara così bene che fa il gran salto dal villaggio alla tv: «Se ci sono riuscito e se sono in grado di fare un tour in teatro come quello che sto facendo adesso, lo devo all’ esperienza che ho fatto da Animatore: dove lo trovi un palcoscenico dove esibirti tutte le sere? Un posto dove ogni momento ti capita un inconveniente e sei costretto a inventarti qualcosa, a improvvisare?».

Fiorello ci racconta l'Animazione Turistica

Con Fiorello, in quegli anni, a girare il mondo c’ era anche Teo Mammucari, giunto poi alla notorietà televisiva con il programma «Libero», basato proprio sul dialogo con il pubblico e sull’ improvvisazione. In scia, anche Peppe Quintale, esempio di come si può fare carriera: comincia come animatore Valtur nell’ 86, nel ‘ 91 è Capo Villaggio e poi, prima di arrivare sul piccolo schermo, diventa il responsabile a Roma dell’ Animazione di tutti i Villaggi Valtur, compresi reclutamento, selezione, formazione e creazione degli spettacoli. Ed è questa, la carriera interna, l’ altra strada possibile per un Animatore, come spiega Carlo Bellomo, direttore delle risorse umane della Valtur: «Anch’ io sono stato Animatore, ma un tempo era diverso. C’ era più spontaneità e meno preparazione. Ora gli Animatori sono sempre gli specialisti del sorriso, ma hanno anche una cultura che spesso li porta a diventare organizzatori e manager». Francesca Cova, responsabile animazione di contatto dei Viaggi del Ventaglio, conferma: «Sono importanti, anche se non indispensabili, conoscenza delle lingue, titoli di studio e versatilità». Ogni giorno, da ottobre a febbraio, i Viaggi del Ventaglio esaminano quaranta candidati. «E allora se ne vedono delle belle. Perché spesso prevale lo stereotipo del pagliaccio. C’ è chi arriva e comincia a urlare, gesticolare, a raccontare barzellette. Ecco, questi li scartiamo subito. Perché anche i clienti sono cambiati e non si aspettano più qualcuno che li faccia divertire ad ogni costo, che si metta il naso finto. Cercano persone disponibili, cordiali, che siano anche in grado di insegnare canoa e danza». Un lavoro duro, contrariamente a quanto si tende a credere, senza orari e con poche regole. Anche se il divertimento, insieme alla fatica, non manca: «Non è tanto questione di sesso – spiega Fiorello – anche se non sono San Giuseppe. A me è sempre piaciuto il contatto con le persone. E lì si conosce gente di tutti i tipi. Per dirne una, ricordo quella volta che Luciano De Crescenzo arrivò con una ragazza di 19 anni, bellissima. Faceva girare la testa a tutto il villaggio e quel diavolo di Lucianone ne era proprio fiero. Lei si chiamava Moana Pozzi e ancora non faceva la pornostar.

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Alessandro Trocino Trocino Alessandro Pagina 20 (21 luglio 2001) – Corriere della Sera