Tocchiamo un argomento parallelo e importante che riguarda il mondo dell’animazione, ovvero il ruolo del disc jockey. L’addetto alla musica è una figura imprescindibile in un villaggio che si rispetti, ed il suo ruolo spazia oltre i confini della consolle. Non ci credete? Ecco qualche indicazione se volete imbarcarvi in questa duplice avventura!

Anzitutto, chi è il dj? Qualcuno lo snobba: «Ma quale musicista, è solo uno che mette i dischi e giocherella coi pulsanti del mixer!» Beh, non è proprio così! Al giorno d’oggi molti possono improvvisarsi del mestiere e utilizzare dei semplici programmi per il computer, ma senza la conoscenza del mondo musicale non si può assolutamente lavorare. Il grande pregio che deve avere un dj è quello di saper proporre sempre il brano giusto al momento giusto, mettendoci del suo in fase di mixaggio. Il secondo step richiede comunque un talento ed un esercizio che non scendono dal cielo e si acquisiscono col tempo.

Il villaggio non è una discoteca aperta 24 ore su 24 e per questo bisogna partire con un’ampia varietà di generi. Certe considerazioni sono ovvie (al risveglio muscolare non metterete gli AC/DC) ma il confine tra azzeccarci e fallire è sottile. Meglio tenere a mente queste cose:

  • Ciò che piace a voi non piace necessariamente a tutti (e viceversa). Ci sono artisti che voi adorate alla follia ma che magari sono di nicchia: bisogna imparare a dosarli e scoprire quali sono le reazioni degli ospiti. Ho trovato persone che mi chiedevano dove prendessi certi canzoni; alcuni di essi erano entusiasti, altri mi volevano menare! Inoltre, considerate che ci sono artisti amatissimi nonostante voi li reputiate mediocri. Tenete d’occhio le hit parade mondiali per assicurarvi che Quel Cantante Che Odiate e non ascoltate mai non sia diventato un fenomeno intergalattico.
  •  Le mode passano, ma non tutte. La musica (soprattutto del genere dance-tormentone) è un armadio e ad ogni cambio di stagione bisogna decidere cosa tenere e cosa metter via. Michel Teló e Gusttavo Lima appartengono già all’oblio, alcuni rispuntano fuori ad estati alterne e poi ci sono classici come YMCA e Maracaibo che verranno ascoltati anche dai nipoti dei vostri nipoti. E ci sarà sempre Jerry Calà a far partire il trenino.
  • Il vintage: quando e come. Tocchiamo un tema spinoso. Lo so, nella playlist avete delle perle: dai Bee Gees agli Eiffel 65, passando per Corona e Gigi D’Agostino. Li hai ballati te, perché non dovrebbero emozionare loro? Tenete a mente che non tutti sono assidui frequentatori di locali notturni e che magari preferirebbero scatenarsi sulle note di quel brano che ascoltano in macchina quando vanno a lavoro o nelle cuffie sul treno che li porta a scuola. I vecchi successi degli anni ’90/inizio anni 2000 vanno sfruttati al momento giusto: possono rilanciare una serata moscia come affossarla. Capta l’atmosfera e agisci di conseguenza, a meno che non si tratti di una serata a tema. Non c’è niente di più triste di una platea di persone che non grida biii poppopporoppoò! quando parte Scatman.
  • Il dj sei tu. Il giudizio degli ospiti è basilare, ma attenti a non farvi condizionare troppo. Dando retta a molti, finirete per scontentare tutti. Se un ospite ungherese pretende di ascoltare la discografia della sua band locale (che magari canta in ungherese), avete il diritto di dirgli di no. Se una mamma nel cuore dell’aperitivo chillout chiede Il coccodrillo come fa perché il bambino piange, a malincuore dovrete scuotere il capo. Una volta, in un locale viterbese, un cliente mi sfiancò per mettere la sua canzone preferita dei Queen (mai sentita da me e probabilmente rinnegata da Freddy Mercury in persona) durante una serata di musica dance. Io mi fidai, e il risultato fu vedere cento facce che mi guardavano sconvolte e allibite. Tranne una, ovviamente, che sorrideva placida con un cocktail in mano.
  • Non metterai solo musica. In molti casi, nel villaggio il dj è responsabile della parte tecnica della serata: regolare le luci, far partire gli stacchetti, improvvisare. Imparate il prima possibile a svolgere queste mansioni o il vostro capo-animatore e i vostri colleghi sul palco soffriranno a causa dei vostri errori. Sarà brutale, ma nella vita esistono imprevisti che vanno previsti.
  • I balli di gruppo non uccidono. Dopo un mese potreste arrivare al punto di odiare brani come La colita Il ballo della casalinga, ma sappiate che gli ospiti hanno solo una settimana all’anno per ballarli senza pudore e voi una vita per ascoltare i dischi di Jeff Buckley e dei Radiohead. Fuori dal villaggio lo fanno anche loro, non preoccupatevi. E anche voi pretenderete di ballare La macarena quando andrete in vacanza.
  • Acquisirete esperienza. Ebbene si! A fine stagione, dopo tre mesi di sudore, inevitabili problemi tecnici e lunghissime sessioni alla consolle, andare a suonare in un locale di Ibiza stracolmo di gente vi sembrerà un’inezia. Poi arriverà un maturo signore che vi poserà una mano sulla spalla e vi ricorderà che lui, vecchio dj, alla tua età usava i vinili e che tutte le diavolerie elettroniche di oggi hanno tolto fascino al mestiere. Dategli ragione e chiedetegli qualche consiglio tecnico…

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